Da modello a zimbello: la regolamentazione italiana del gioco pubblico perde credibilità

Il divieto totale di ogni forma di pubblicità del gioco con vincita in denaro contenuta nel Decreto Dignità voluto dal nuovo governo, è stato al centro dei dibattiti dell’Easg di Malta e dell”Iagr Conference di Copenaghen.

Dalle considerazioni emerse da entrambi gli eventi, ascoltando i pareri degli esperti di altri paesi, si evince che l’Italia non è più un modello da seguire nella regolamentazione del gioco pubblico e che il percorso normativo intrapreso dal nuovo governo rischia di far vacillare ogni certezza rispetto alla regolamentazione dei giochi.

Nonostante il nostro paese continua a rivestire un ruolo importante per qualunque altro mercato esterno che sia già consolidato o emergente, offrendo diversi spunti e strumenti interessanti, le recenti decisioni politiche ne hanno compromesso la credibilità, pregiudicando allo stesso tempo la sua sostenibilità.

Il Decreto Dignità, ha creato sconvolgimento e destato stupore nell’industria a livello globale, nelle varie giurisdizioni europee e negli operatori di gioco. Il divieto di pubblicità, oltre a risultare troppo critico per l’industria e pericoloso sia per la tutela del mercato che dei giocatori, si profila come un provvedimento oltremodo incoerente se paragonato alle politiche intraprese nel corso di questi ultimi anni, soprattutto se si guarda ai positivi risultati ottenuti in termini di presidio della legalità e di emersione del sommerso.  AAMS e gli operatori leader del mercato italiano, in particolare StarCasino e StarVegas Casino, hanno intrapreso un percorso che ha portato alla tutela dei consumatori dalle minacce delle piattaforme illegali, oltre all’applicazione di strumentazioni tecnologiche altamente sofisticate per contrastare il gioco patologico.

Occorre tuttavia puntualizzare che dal punto di vista politico ed istituzionale il declino del settore era iniziato già tempo addietro, minando la credibilità che l’Italia aveva acquisito in merito alla regolamentazione dei giochi, legato al diverso approccio degli ultimi governi rispetto al settore.

Ci riferiamo innanzitutto al progressivo indebolimento del principio giuridico alla base del comparto rappresentato dalla Riserva di Stato, compromesso a causa della continua emanazione di leggi regionali che hanno trovato sponda in un totale lassismo politico che ha portato all’esplosione della ben nota Questione Territoriale e all’abbandono di fatto della centralità dello Stato. Fino ad arrivare al decreto Dignità che ha addirittura legittimato quei lavori degli enti locali, nonostante il potenziale difetto di costituzionalità di cui si attende ancora oggi un definitivo verdetto.

Le anomalie e le incoerenze che hanno portato alla perdita di credibilità del sistema italiano del gioco pubblico, emergono anche in altre scelte operate dagli ultimi governi: basta pensare all’abbandono della funzione regolamentare di fronte alle minime pressioni provenienti dalla società civile o dalle opposizioni, (pensiamo ad esempio alla vicenda del poker “live”, in attesa di un bando di gara per l’assegnazione delle concessioni da ormai nove anni, che ormai non arriverà più, lasciando un’attività molto praticata in un limbo normativo e in un circuito completamente sommerso). A ciò si aggiungono le restrizioni, introdotte di manovra in manovra, al mercato degli apparecchi da intrattenimento, le quali oltre a compromettere il mercato, hanno azzerato la concorrenza e limitato la libertà di impresa.

C’è inoltre da aggiungere che il nuovo approccio politico nei confronti del settore finisce col condizionare in maniera inevitabile anche qualunque scelta del regolatore, che non gode certo di un’autonomia paragonabile a quella dei tempi in cui a governare il mercato era, appunto, un’Amministrazione autonoma.

La cosa certa, ad oggi, è che l’Italia da modello si è convertita nello zimbello dell’industria globale del gioco d’azzardo e la sensazione ancor più grave, che emerge dai vari eventi internazionali e ascoltando la voce degli esperti di altri paesi, è che siamo ormai “game over” (fuori da qualunque gioco).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *