Gaming, fuga dall’Italia

Il Decreto Dignità sta tagliando le gambe a investimenti, imprenditori e grandi colossi industriali. Causando disoccupati, delocalizzazioni e disagi.

Non è un paese per giovani, recita il titolo del film di Giovanni Veronesi, uscito nelle sale lo scorso anno. Ma il nostro sembra non essere un paese nemmeno per gli investimenti e gli imprenditori. È il ritratto dell’Italia, un paese sempre più chiuso nei propri confini, sia geografici che mentali. Rispondono a questo disegno infatti le politiche messe in pratica dal Governo gialloverde targato Conte.

Nel campo dell’immigrazione, del sociale ma, soprattutto, in quello economico. Dove il gaming è una fetta senza dubbio importante, se non fondamentale. Così per le imprese, le startup, gli investimenti e le tecnologie. Un atteggiamento ostile della nuova classe politica soprattutto verso un’industria, definita ad “alto rischio”, come quella del gioco. Chiusa agli investimenti, chiusa alle politiche di miglioramento, nonostante richieda servizi e strumenti sempre più evoluti per favorire le nuove esigenze dei consumatori.

È ciò che è emerso in modo chiaro e lampante a Malta, durante l’ultima edizione della fiera SiGma, che nel corso dei cinque anni di attività si è trasformata ed ingrandita, diventando da manifestazione locale a evento globale fortemente orientato verso il futuro. Cento startup legate al mondo del gaming sono state presentate, numeri assolutamente impensabili in Italia. Si è discusso di futuro, a Malta: delle nuove tecnologie che la piccola isola del Mediterraneo si prepara ad accogliere e proporre, proprio sul traino del gaming. Tra bitcoin, blockchain, soprattutto eSports, proponendosi anche in questo settore come hub europeo per tutti quelli che intendono investire e innovare. Creando grandi possibilità lavorative e occupazionali.
Protagonisti della fiera, quest’anno, sono stati soprattutto gli italiani. Ma se fino agli anni passati l’abituale presenza nostrana passava inosservata, per via degli innumerevoli scambi commerciali tra le due realtà, stavolta il fenomeno è più profondo e grave. Si ricollega infatti alla fuga di capitali dalla nostra penisola e alla progressiva resa degli imprenditori italiani ad investire in questo comparto in ottica tricolore.

È un momento storico in cui le aziende italiane stanno sempre più guardando all’estero, provando a orientare fuori dai confini le loro prospettive. Così come i grandi marchi del gaming online che per anni hanno riempito le casse del nostro sport e del settore editoriale attraverso pubblicità e sponsorizzazioni, per il prossimo anno, a causa degli effetti del Decreto Dignità, hanno azzerato i propri investimenti sull’Italia, chiudendo i propri uffici e causando centinaia di licenziamento.

Un trend che non riguarda soltanto le imprese del gioco d’azzardo ma che per loro è più evidente. Anziché risolvere il gioco patologico, finanziare aiuti e campagne di sensibilizzazione, si sceglie di chiudere, limitare, vietare. Portando nuovi disoccupati e un disagio sociale ancora più tangibile. E mentre il Governo Conte arranca in complicati ragionamenti e progetti di nazionalizzazione o privatizzazione di imprese, al fine di rilanciare l’economia, le opportunità continuano a sfuggire. Come gli investimenti del gaming, che avevano portato milioni nelle casse statali e private. Fuga all’estero, non solo di cervelli.

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