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Neyla
Kossi Komla-Ebri
Anno: 2002
Pagine: 104
ISBN: 88-7203-172-9
Prezzo: euro 6,90

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Il tema di questo romanzo non è tanto l'amore, quanto ciò che questo sentimento vuole mascherare, ovvero i problemi vissuti da tutti coloro che hanno dovuto fare i conti col rimettere piede sulla propria terra. Kossi Komla-Ebri, il più lombardo tra i nuovi autori africani, ci fa riflettere e commuovere. Ci parla di partenze e di ritorni, di assimilazione e di identità culturale, ma lo fa rinunciando agli archetipi letterari dell'immigrazione, ad ogni nostalgico autobiografismo, per lasciare invece libero spazio alla creatività racchiusa nel bagaglio personale di tutti i migranti.

Presentazione dell'autore

A proposito di Neyla

Questo romanzo vuole essere un tentativo di affrontare alcune tematiche del continente africano, partendo dall'intimistica, da ciò che accomuna ogni essere umano: dalla difficoltà di vivere, dall'amore, dai sogni, dal vissuto quotidiano, senza la pretesa di fare l'antropologo, lo storico o il sociologo.
Mi piace innanzi tutto raccontare, suscitare emozioni, fare sognare, ma dietro questa storia d'amore si celano significati, simboli più o meno velati.
La tematica ruota sempre attorno all'Africa, perché penso che uno deve scrivere ciò che conosce, ciò che sente, ciò che gli sta al cuore: la lingua batte dove il dente duole.
Per me il romanzo Neyla, al di là di quello che sembra, cioè un romanzo d'amore, la rievocazione di un amore, è soprattutto la rappresentazione schematica di un mio rapporto d'amore con l'Africa e una visione dell'Africa odierna.
L'Africa è Neyla e Neyla è l'Africa. Ed è quest'amore coinvolgente, sfortunato, sofferto, bello. Neyla muore, e l'Africa sta morendo, dopo aver cercato di prostituirsi con l'Occidente. Dopo l'attrazione fatale, il sogno incompiuto, cerca di ricompattarsi con se stessa in un amore africano, ma finisce per dare alla luce un figlio d'incerta natura (nero o bianco?), che ormai siamo pronti (noi africani) ad accettare. Quel figlio immaturo della simbiosi, in questo travaglio sfortunato di una democrazia che l'Africa finisce per abortire, suo malgrado, perché non pronta ad accettarne la paternità, ma è davvero una sua scelta?
In fondo, l'Africa, costretta fra sistemi coercitivi e un'oppressione latente del presente e del passato, immersa nel dualismo del determinismo scientifico e della superstizione, al bivio fra modernità e tradizioni ancestrali, sempre attratta dall'Europa nel fenomeno immigrazione, è ancora se stessa? No, eppure dobbiamo imparare ad amarla per quello che è. Neyla muore, ma rimangono gli occhi della sua anima. Neyla-Africa muore, ma partorisce una presa di coscienza di se stessa, premessa per un rinascere, perché è un amore che pota per accrescere.
Ed è già molto se l'Africa impara a farsi latitante alla vendemmia dei grappoli di false promesse, per ritrovare se stessa nell'anima e trovare nella morte una rinascita alla felicità, per potersi dare totalmente all'universale.

Kossi Komla-Ebri